Qual è la ricetta magica per mettere insieme un dream team, per far si che un gruppo di persone tiri fuori il meglio, da sè e da altri? Nel tempo devono esserselo chiesto allenatori sportivi, insegnanti, dirigenti di gruppi aziendali, chef e chiunque lavori e crei là dove competenze diverse devono essere orchestrate ad arte. Dopo aver studiato dati storici riguardanti attività artistiche e scientifiche, diversi studiosi hanno trovato una formula che ha avuto riscontri tali da poter acquisire valore scientifico; i migliori risultati, le trovate più innovative, i più grandi successi nascono da sapienti ibridazioni. In sostanza, pare che la ricetta magica per dare vita ad una combinazione vincente sia il giusto balance di diversità.

La magia nasce dal mescolare, ad esempio, l’esperienza di vecchie volpi e l’entusiasmo dei novellini. Ed è importante che, nella miscela, vengano rispettate le proporzioni: troppo di ciascun gruppo e l’incanto non funziona più. A volte, non sempre, l’intesa e la dimestichezza degli esperti portano ad un reiterarsi di compiaciuti automatismi che tendono ad una sterile perfezione tecnica, da cui si stenta a svincolarsi. Invece, lo scambio scomposto e incosciente oppure privo di proposte delle nuove leve può portare ad un “nulla di fatto”. Al contrario, la combinazione ben orchestrata fra le due tendenze consente di dare vita ad un incantesimo felice. 

Il Professor Brian Uzzi indica “West Side Story” come esempio emblematico di un mix vincente di collaboratori. Mentre il compositore Leonard Bernstein e il coreografo Peter Gennaro erano presenze storiche a Broadway, Stephen Sondheim era un nuovo acquisto e non aveva grande esperienza in quell’ambiente. L’intreccio delle specificità eterogenee è stato alla base dell’altissimo impatto di quell’alleanza creativa che continua a farsi sentire in tutto il mondo ed era evidente già al debutto teatrale del musical nel 1957. Il Professor Luis Amaral e i suoi collaboratori hanno poi esteso il lavoro a gruppi scientifici che pubblicano nei campi più disparati. Poiché ad ogni rivista è attribuito un “fattore di impatto”, i ricercatori possono determinare se i team pubblicano articoli ad alto o basso impatto e verificare ancora una volta come l’interazione fra “old and new bloods” faccia sorgere reti di qualità insuperabile. “L’intera rete sembra diversa quando si confronta una squadra di successo con una squadra senza successo”, riferisce Amaral. “I team che pubblicano su riviste pessime formano una rete suddivisa in cluster piccoli e non collegati, mentre i team che pubblicano su riviste buone danno origine a un cluster gigantesco e connesso. Esiste chiaramente una forte correlazione tra l’assemblaggio del team e la qualità delle creazioni del team. Hai bisogno di qualcuno di nuovo che metta in moto i succhi creativi in ​​modo da non rimanere intrappolato nelle stesse idee più e più volte. “